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Venezia, la città che cambia: la Biennale Architettura per ridefinire il futuro

di Federica Biffi
Fino al 23 novembre, la 19ᵅ Mostra Internazionale di Architettura che si tiene a Venezia, a cura di Carlo Ratti, riflette su come natura, tecnologia e collettività possano ridefinire le città del futuro e trasformare il modo di abitare il nostro Pianeta.

 

È iniziata con un caldo anomalo e una città che sembra sospesa tra passato e futuro. A Venezia, dove le strade riflettono una bellezza fragile e resistente, la Biennale Architettura 2025 ha aperto il 10 maggio le sue porte con una domanda: come possiamo abitare un mondo che cambia, quando il clima si fa ostile e le certezze progettuali si sgretolano?

Fino al 23 novembre, la città lagunare — particolarmente esposta alla crisi climatica globale — si trasforma in un laboratorio diffuso, un luogo dove l’architettura torna alle sue origini di rifugio, invenzione, adattamento. Ma questa volta lo fa attraverso forme nuove di pensiero: naturale, artificiale, collettivo. È questo il cuore della 19ª Mostra Internazionale “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.”, un titolo che è già una dichiarazione d’intenti, aperta al pubblico dal 10 maggio fino al 23 novembre. Curata da Carlo Ratti, architetto e urbanista italiano, la mostra non si propone come una celebrazione della tecnologia – come lui stesso dichiara – ma come un’esortazione a riconoscere e valorizzare le molteplici forme dell’intelligenza e della creatività, rilette alla luce della crisi climatica contemporanea.

L’ultima parte del neologismo “Intelligens” – “gens” – rimanda al “popolo”, alla collettività. Ed è proprio da lì che la mostra parte: dall’idea che solo unendo forme diverse di intelligenza — naturale, artificiale e collettiva — possiamo affrontare le trasformazioni urbane e climatiche in corso. In fin dei conti, la mostra esplora come l’architettura possa affrontare le sfide climatiche e sociali attraverso l’uso di intelligenze naturali, artificiali e collettive. Undici mostre ufficiali, 65 padiglioni nazionali — tra cui quelli di Paesi come Azerbaigian, Oman, Qatar e Togo — e oltre 750 partecipanti, tra architetti, filosofe, scienziati, cuoche, artigiani, ingegnere e studenti, hanno dato forma a un mosaico interdisciplinare che riflette la complessità di un mondo da ripensare.

 

 

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Tra Giardini e Arsenale, si fa spazio alle diverse forme di intelligenza

Negli ultimi anni, il cambiamento climatico ha accelerato in modo esponenziale: temperature record, eventi estremi, crisi idriche e incendi hanno spinto l’architettura a porsi nuove domande. E se per decenni la parola d’ordine è stata “mitigazione”, ora non basta più: occorre adattarsi, rigenerare, ricollegarsi alla lunga storia dell’architettura come risposta a un ambiente ostile, una storia fatta non solo di sopravvivenza, ma di ottimismo e invenzione.

Photo: Pexels / Chait Goli

Ecco allora che la Biennale 2025 non si limita a proporre soluzioni: diventa essa stessa un processo. Il percorso espositivo si snoda tra Giardini, Arsenale e Forte Marghera, con installazioni, prototipi e progetti nati da un esperimento curatoriale aperto: “Space for Ideas, un invito a presentare proposte da parte di persone provenienti da tutto il mondo. La mostra si apre con un confronto netto: le temperature salgono, le popolazioni diminuiscono. Da lì inizia il percorso che si dipana in tre mondi tematici — Natural Intelligence, Artificial Intelligence e Collective Intelligence — che culminano in Out, una sezione che guarda allo spazio come risorsa critica per affrontare le crisi terrestri, non come fuga.

“Intelligens” è anche una riflessione sull’autorialità: la figura del progettista non è più vista come creatrice solitaria, ma come parte integrante di un’intelligenza collettiva, interconnessa con i ruoli sociali. Ne emerge un’idea di architettura più fluida e dinamica, capace di accogliere la pluralità di voci e discipline, mettendosi al servizio della società. E non è un caso che Venezia, città fragile e simbolica, sia il luogo che la ospiti. Qui l’architettura si sperimenta nel tessuto urbano, con interventi diffusi che dialogano con i luoghi e con la storia. E con l’acqua che sale.

Photo: Pexels / Pavel Danilyuk

La Biennale Architettura 2025 è più di una mostra: è una chiamata collettiva all’intelligenza e all’azione. Tra robot umanoidi, strutture che reagiscono ai dati ambientali in tempo reale e padiglioni che esplorano soluzioni radicate nei territori, si sviluppa una narrazione densa di significato: la rigenerazione urbana non è solo un fatto tecnico, ma un gesto culturale e collettivo. Le città non devono solo essere riparate: devono diventare più intelligenti, sensibili, inclusive.

 

Federica Biffi

Photo cover: Herman Skjølsvik / Hydro

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