La scelta del borgo, oggi, non è solo abitativa, ma anche culturale e lavorativa per chi può farlo da remoto, o per chi desidera avviare nuove attività in contesti meno competitivi, ma più autentici. Per questo è nata una strategia nazionale che ha l’obiettivo di invertire la tendenza allo spopolamento.
In un’Italia sempre più polarizzata tra grandi città congestionate e territori interni a rischio abbandono, l’Umbria si propone come modello di rigenerazione e rilancio, puntando sul ritorno alla vita nei borghi. Piccoli centri storici che, da mete turistiche stagionali, stanno diventando nuove scelte di vita per chi cerca un’alternativa al caos urbano, in favore di ritmi più sostenibili, legami comunitari e un contatto diretto con il patrimonio naturale e culturale.
Alla luce di queste trasformazioni, il Ministero della Cultura ha deciso di puntare sui borghi italiani con il portale “Cultura Borghi”, una strategia nazionale pensata per invertire la tendenza allo spopolamento e favorire una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile nei pittoreschi borghi italiani. La pandemia prima e la crisi abitativa delle città poi hanno accelerato questo trend, che nella Regione Umbria trova terreno fertile anche grazie al sostegno delle istituzioni.
Photo: di Alessandro Dattilo
Cultura urbana e borghi: rigenerare è abitare
Lo spopolamento rappresenta una sfida importante per l’Umbria, in particolare nelle aree interne. La risposta della Regione è articolata e guarda al futuro con consapevolezza: investimenti infrastrutturali, promozione del lavoro agile nei borghi, incentivi all’imprenditoria giovanile, ma soprattutto una visione culturale che mette al centro le persone. Il turismo lento promosso nel 2025 (LINK INTERNO ALL’ARTICOLO SUI CAMMINI), è quindi solo un tassello di una strategia più ampia, che punta a invertire la tendenza attraverso un’alleanza tra istituzioni, comunità locali e gente in viaggio. I piccoli comuni, ha evidenziato la Regione, rappresentano la spina dorsale dell’identità umbra e vanno tutelati con interventi strutturali.
Durante un incontro con i rappresentanti dei Comuni membri dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia”, l’assessora regionale alla Rigenerazione urbana, ai Centri storici e al Turismo, Simona Meloni, ha lanciato un appello: l’Umbria non può permettersi di lasciare i suoi borghi vuoti e dimenticati. Tra le priorità emerse rispetto a misure concrete contro lo spopolamento e la desertificazione demografica: garantire l’accesso ai servizi essenziali come sanità e assistenza alla persona, assicurare la presenza di medici di medicina generale anche nelle zone più isolate, sostenere le attività commerciali locali e rafforzare il ruolo dell’associazionismo, considerato un pilastro fondamentale per la coesione delle comunità.
Photo: Bevagna / Alessandro Dattilo
Il piano di ascolto coinvolgerà progressivamente tutti i comuni delle aree interne: 57 su 92 in totale, con l’obiettivo di mappare criticità e potenzialità, per definire strategie realmente efficaci e sostenibili. In questo contesto, la rigenerazione non è solo edilizia ma anche relazionale: creare reti, rafforzare il tessuto comunitario, sostenere progetti culturali e imprenditoriali locali. Il turismo si trasforma così in uno strumento di coesione, capace di generare valore nel lungo periodo. Il rilancio dell’Umbria passa così per i suoi borghi: luoghi da riscoprire non solo per la bellezza architettonica o il valore storico, ma come spazi di innovazione, partecipazione e futuro. Dove vivere diventa una scelta consapevole e abitare è, prima di tutto, un atto culturale.
Photo Cover – Veduta di Narni antica (iStock / monticelllo)